Arbitri e VAR, il calcio italiano prigioniero del dubbio

Arbitri e VAR, il calcio italiano prigioniero del dubbio

Nel calcio italiano arbitri e VAR sono diventati una coppia inseparabile, ma tutt’altro che felice. Dovevano portare chiarezza, ridurre gli errori, calmare gli animi. Invece hanno spesso fatto l’effetto opposto: più discussioni, più sospetti, più rabbia. Oggi si litiga meno per un gol sbagliato e molto di più per un replay visto dieci volte.

Una volta l’arbitro decideva e basta. Poteva sbagliare, certo, ma la partita andava avanti. Oggi ogni fischio importante viene messo sotto la lente, rallentato, ingrandito, commentato da studi televisivi, social e chat WhatsApp. L’arbitro non è più solo quello in campo, ma diventa il simbolo di tutto ciò che non funziona in una partita.

Il VAR, che doveva essere un aiuto, è diventato spesso un problema in più. Non tanto per gli errori clamorosi, che in molti casi vengono corretti, ma per tutto il resto: mani sì, mani no, contatti leggeri, rigori dati e tolti. Decisioni che cambiano da domenica a domenica e che lasciano tutti con la sensazione di non capire più le regole.

In Italia, poi, il clima non aiuta. La fiducia negli arbitri è ai minimi storici e quella nella tecnologia dura solo finché favorisce la propria squadra. Quando il VAR “ti dà ragione” è uno strumento sacrosanto, quando ti danneggia diventa subito una truffa. Il risultato è un campionato dove ogni partita lascia strascichi e il calcio giocato passa spesso in secondo piano.

Anche gli arbitri, però, hanno le loro responsabilità. Parlano poco, spiegano meno, si nascondono dietro comunicati tecnici che non chiariscono nulla. Il silenzio, invece di spegnere le polemiche, le alimenta. E così ogni episodio diventa benzina sul fuoco.

Il problema vero non è eliminare gli errori, cosa impossibile, ma rendere le decisioni più chiare e coerenti. Oggi il VAR sembra uno strumento potentissimo usato male, senza una linea chiara e senza il coraggio di spiegare davvero cosa si è visto e perché si è deciso in un certo modo.

Arbitri e VAR non sono il male assoluto del calcio italiano, ma ne mostrano tutti i limiti. Finché ogni fischio verrà vissuto come un complotto e ogni immagine come una prova da tribunale, nessuna tecnologia riuscirà a far tornare serenità intorno a un pallone che, alla fine, dovrebbe far parlare soprattutto il campo.

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