IL PERSONAGGIO. LORENZO “LOLA” METTIFOGO, BANDIERA DEL SAN VITALE ’95

IL PERSONAGGIO. LORENZO “LOLA” METTIFOGO, BANDIERA DEL SAN VITALE ’95

Lo intervistiamo dopo la inaspettata vittoria con la prima della classe…

Lorenzo, il San Vitale è attualmente ultimo in classifica. Come avete fatto a battere il Colognola?
“Quando ci sono queste partite non hai nulla da perdere e hai mille motivazioni che ti portano a dare qualcosa in più…”
Beh, quando entrate in campo ce la mettete sempre tutta...
“Sempre. Poi occorre anche un po’ di fortuna. Ma tutto il gruppo ha remato dalla stessa parte e ha portato un risultato che, sinceramente, ci aspettavamo perché in settimana ci siamo preparati bene e avevamo anche tanta voglia di vincere.”
Secondo te, Lorenzo, questa sarà la prima di tante vittorie?
“Io lo spero vivamente perché finché la matematica non ci condanna, dobbiamo lottare ogni domenica. Lotteremo con tutti gli avversari che avremo di fronte e poi tireremo le somme. Però questa partita vittoriosa con la prima della classifica ci dà tanta carica e la consapevolezza che possiamo batterci ad armi pari con tutti. Di sicuro ci porterà a far bene.”
Molte partite le avete perse di un gol…
“Lo so. Come alla prima giornata di ritorno che abbiamo perso 1 a 0 con il Due Monti. L’unica sbavatura che abbiamo avuto non ci ha fatto portare a casa il risultato.”
Ma non siete demoralizzati, avete voglia di riscattarvi…
“Quello sicuramente. Se riuscissimo a fare un altro paio di vittorie consecutive… Attualmente siamo distanti 8 punti dal Lonigo, quindi non è una cosa impossibile. Ci basta solo un po’ più di determinazione e voglia di portare a casa il risultato. Sicuramente le qualità ci sono, è che forse erano un po’ nascoste nel girone di andata…”
Ritorniamo a te. Per quei pochissimi amanti del calcio montecchiano che non ti conoscono, descrivi un po’ chi è Lola.
“Sono il capitano del San Vitale. Sono ben trent’anni che ci gioco. Qualsiasi persona che mi conosce mi collega subito al San Vitale, che, come ti ho detto più di una volta nelle interviste, è la mia seconda famiglia.”
Tu hai dato i primi calci al pallone proprio con il San Vitale…
“Il campo è a 500 metri da casa, quindi è lì vicino. A parte quest’anno che ci siamo trasferiti per via dei lavori. Da piccolo andavo in bicicletta fino al campo.”
Hai scelto i colori biancoazzurri per la vita… Un po’ come ha fatto Totti con la Roma. Cosa pensi del calcio di oggi in cui ci sono pochissimi giocatori che fanno questa scelta e diventano la bandiera della squadra che ‘sposano’?
Tutto nasce un po’ dai tempi che viviamo. I ‘mercenari’ ci sono anche nelle categorie inferiori oltre che in Serie A e a me non sono mai piaciuti. Io vedo il calcio come una passione e dovrebbe essere così per tutti i giocatori che praticano questo sport. Molti guardano al proprio tornaconto personale e non al ‘cuore’ e al gioco del calcio.
Nel calcio dilettantistico non ci sono soldi, ma tanta sofferenza assieme al divertimento. Purtroppo anche ai nostri livelli succedono infortuni gravi ma non siamo ‘coperti’ come i professionisti…”
Il fatto di cambiare squadra ogni 2-3 anni non è certo questione di soldi. Forse si cercano nuovi stimoli o non si è trovato l’ambiente giusto…
“Sono probabilmente io un caso a parte. Ma nella squadra di quest’anno ci sono compagni che vengono da ‘fuori’ che giocano qui da sei, sette, anche dieci anni. Anche per loro il campo del San Vitale è diventato casa.
Per me l’ambiente del San Vitale è speciale. E lo vedi anche dalle piccole cose, come i panini preparati dalla società dopo la partita per tutti.”
Questo per te sarà l’ultimo anno in campo?
“Io ho un sogno. Riuscire a fare l’ultimo anno nel campo nuovo, o almeno riuscire a giocarci una partita, ancora in Prima.”
Da poco sei anche diventato papà…
“Esatto e quindi ho anche altre responsabilità, altri impegni a casa che mi portano via abbastanza tempo. Ora è Ludovica, la mia bimba di 5 mesi, che ‘comanda’. Cerco di starle vicino il più possibile anche se il mio lavoro a volte mi porta lontano. Quando arrivo a casa la sera, me la coccolo e poi quelle volte che ho allenamento cerco di fare veloce per tornare a casa e stare più tempo possibile insieme a lei.”
Quale è stata la tua prima impressione quando, dopo tanti anni, hai giocato in casa in un campo diverso da quello del patronato?
“Giocare al ‘Poli’ è una cosa che da montecchiano ti fa battere forte il cuore. È un vanto perché è il primo stadio italiano senza barriere ed è un impianto pazzesco che non trovi da nessun’altra parte. Il campo è fantastico e da calciatore posso dire che ha tutt’altre misure rispetto al nostro piccolo campetto del patronato. È bellissimo, sinceramente.”
Dunque ti piace…
“Sì. E fidati, non è stato semplice passare dal nostro piccolo campo a quel campo grande. È tutto un altro modo di giocare a calcio.”
Ma che sia anche questo il motivo per cui avete iniziato il campionato col freno a mano tirato?
“Può essere anche il fatto di giocare sull’erba vera invece che sul sintetico. Abbiamo, giocoforza, subìto al contrario quello che ‘offriamo’ alle squadre ospiti nella nostra vera casa. Le squadre non abituate ad un campo piccolo e al sintetico si trovano effettivamente in difficoltà. La scorsa stagione, quella della promozione, il nostro ‘fortino’ ha fatto la differenza ed è stato il nostro punto di forza. Quest’anno la partenza è stata traumatica ma ora ci siamo abituati al campo.”
Cosa puoi dire, da capitano, ai tifosi e ai tuoi compagni?
“Che non molleremo mai di un centimetro. Finché la matematica non ci condanna, ma io sono sicuro che non ci condannerà.”
Sei tifoso di quale squadra, hai qualche campione che prendi come riferimento?
“Da buon vicentino tifo Vicenza. Dobbiamo tifare la nostra squadra! Quando non gioca di domenica vado anche allo stadio. Sono tifoso anche del Milan e ho sempre avuto come mio idolo Paolo Maldini.”
Hai qualche hobby oltre al calcio?
“Adesso la bimba mi sta un po’ riducendo il tempo riservato alla mia grande passione, quella per le moto e le auto d’epoca. A casa ho tre vespe e una Fiat 500 del 1970 che è di mia moglie e che abbiamo restaurato. Quando però arriverà il bel tempo tirerò fuori tutto e ci godremo moto e macchina.”
Se dovessi pensare a qualche amico o personaggio che hai incontrato in questi 30 anni, chi vorresti ricordare?
“Beh, sicuramente mister Dario Lucatello, che ci ha regalato la promozione l’anno scorso, perché ho trovato in lui un grande allenatore e un’ottima persona. Poi il presidentissimo Graziano Meggiolaro, che mi ha visto crescere da piccolo fino a tutt’oggi e che ogni domenica è con noi a bordocampo.
Romano ‘Romy’ Rossi che è la colonna portante di questa società assieme all’attuale presidente Davide Pizzo. Senza di loro, sicuramente, questa società non esisterebbe.”
Tornando al mister, ti ha sorpreso il suo ritorno, visto che aveva deciso di fare un anno sabbatico senza allenare?
“Non mi ha sorpreso perché il suo cuore è biancoazzurro da quattro anni a questa parte. Sapevo che sarebbe venuto a darci una mano. Sono rimasto in contatto con lui ogni santo giorno. Ci lega un grande rapporto di stima e amicizia. Sono davvero contento che sia tornato. Sono convinto che il 26 aprile, alla fine del campionato, sarò là a festeggiare con la mia squadra la salvezza raggiunta.”

Dario Lucatello
Dario Lucatello con Romy Rossi
Davide Pezzo, Lola e Graziano Meggiolaro

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