Siamo ad una settimana dall’inizio delle Olimpiadi Invernali e possiamo fare una prima valutazione, partendo dalla serata di inaugurazione dei giochi. Molto bella, speciale come doveva essere, grazie ad installazioni e coreografie frutto del lavoro di un intero team creativo di grande esperienza nel settore degli eventi dal vivo. Il Direttore creativo generale e ideatore della cerimonia Marco Balich, celebre produttore e regista di grandi cerimonie internazionali, insieme ad un team di scenografi e creativi, ha dato vita ad uno spettacolo di grande impatto visivo, un grande affresco in movimento, una sequenza di quadri capaci di raccontare l’identità italiana e la forza universale dello sport, ricordando che, anche nel gelo dell’inverno, può ardere una fiamma capace di unire il mondo. La fiamma che brucia nel braciere acceso da Deborah Compagnoni e Alberto Tomba dopo essere passata dalle mani di altri campioni italiani del passato e del presente.
E poi musica, danza, poesia, colori. Una vera fantasmagoria di sensazioni che hanno unito i tanti spettatori presenti nello stadio di San Siro, uniti idealmente a quelli di Cortina, di Pedrazzo, di Bornio, Livigno, Tesero i luoghi dove si svolgono le gare.
Un po’ diversa l’esperienza per i telespettatori della RAI che aveva l’esclusiva per raccontare l’evento.
Il compito è affidato al direttore di Rai Sport Paolo Petracca ed è un vero disastro. Fortunatamente la maggior parte degli spettatori da casa erano più interessati alle scene che si susseguivano che alle parole del direttore, purtroppo non all’altezza del ruolo e responsabile di grossolani errori.
Le Olimpiadi richiedono preparazione e conoscenza, creatività, abilità, genio, quello che è stato offerto da chi ha curato la realizzazione dell’evento, non certo dal direttore Petracca.
Per fortuna ci sono le gare e le medaglie, le vittorie tanto attese e quelle inaspettate. I nostri campioni che rischiano sulle piste di sci, del bob, dello slittino. Campioni capaci di vincere limiti e paure, che piangono di gioia o di rabbia, ma fanno comunque grande il nostro movimento sportivo.