IL TIFO E’ SEMPLICEMENTE UNA QUESTIONE DI ORMONI

IL TIFO E’ SEMPLICEMENTE UNA QUESTIONE DI ORMONI

Recenti studi, come quelli condotti dall’Università di San Sebastián in Cile, hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale per scrutare dentro la mente di chi tifa, svelando un’incredibile sinfonia di reazioni neurali.

Si è scoperto così che assistere a una partita, che sia allo stadio o dal divano di casa, scatena una vera e propria tempesta neurochimica.

Il cervello del tifoso diventa un laboratorio in cui ormoni e neurotrasmettitori orchestrano una gamma di sensazioni che vanno dall’euforia pura alla disperazione più cupa. È un’esperienza fisica e mentale totalizzante, paragonabile per intensità a poche altre attività umane.

Al momento di un gol, il cervello si accende come un flipper impazzito e rilascia un’ondata di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e della motivazione.

Questa scarica di dopamina non solo genera un’intensa sensazione di euforia, ma rafforza anche il comportamento che l’ha causata, spingendoci a cercare ancora quell’emozione.

Ecco spiegato perché la passione per una squadra può creare una vera e propria dipendenza, mantenendo i tifosi fedeli anche durante le stagioni più difficili, sempre in attesa della prossima “dose” di vittoria.

Se il cuore batte all’impazzata, il respiro si fa corto, le mani sudano è perché il corpo del tifoso reagisce alla tensione della gara. I livelli di cortisolo, il cosiddetto “ormone dello stress”, aumentano significativamente durante la partita. Si è in campo con i propri beniamini, si vive anche fisicamente quello che loro vivono in campo, grazie ai neuroni chiamati ‘specchio’.

Nel cervello del tifoso, i neuroni specchio creano una sorta di simulazione interna delle azioni dei giocatori, permettendo di comprendere le loro intenzioni e di provare le loro emozioni come se fossimo noi stessi in campo. Questo meccanismo è alla base dell’empatia e spiega perché il legame con la squadra sia così viscerale e sentito a livello fisico, perché si abbatta la barriera tra spettatore e giocatore, rendendo ogni partita un’esperienza partecipata e intensamente vissuta.

E adesso che si sanno tutte queste cose, saremo dei tifosi diversi? 

No! Semplicemente diremo “è colpa della dopamina”! 

E ben venga la dopamina, allora!

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