LA FESTA DELLA PROMOZIONE DEL LANE: UN BELL’EPISODIO O UN PUNTO DI RIPARTENZA?

LA FESTA DELLA PROMOZIONE DEL LANE: UN BELL’EPISODIO O UN PUNTO DI RIPARTENZA?

Ci vorrebbe la scienza di un sociologo per dare una interpretazione corretta e completa della festa della promozione dell’LR Vicenza in Serie B, andata in scena domenica 29 marzo, prima all’interno dello stadio Menti, poi lungo alcune vie della città e, infine, in piazza dei Signori.
Due giorni dopo è ancora difficile organizzare una analisi, anche senza pretese di scientificità, perchè sono ancora troppo forti le emozioni, le immagini, le voci e i colori.
Si può partire da questi ultimi: il bianco e il rosso, comuni alla città e alla maglia della squadra, sono stati dominanti nelle coreografie sugli spalti, nell’abbigliamento dei tifosi, negli striscioni e nelle bandiere che campeggiavano per strada, sui balconi e sulle finestre e nella piazza.
Vicenza era tutta bianca e rossa e qualche malizioso ha collegato il doppio cromatismo con le due qualità basic del vino, popolarmente definite – appunto – “il bianco” e “il rosso”. Del resto, se l’inno ufficiale del Vicenza, nella sua versione pop, comincia proprio dicendo che i biancorossi sono “gran bevitori”, poi non ti puoi lamentare dello sfottò.
L’altra nota dominante della festa è stata sonora: cori all’infinito, intonati e ripetuti decine di volte dagli 11.000 spettatori allo stadio, dai vicentini che accompagnavano il bus coupé nelle strade e in corso Palladio, dai 3.000 che erano riusciti a trovare posto in piazza e da giocatori, dirigenti e staff tecnico sul palco della apoteosi.
I cori erano quelli della Curva Sud, in parte comuni a tutte le tifoserie, altri adattati al Lane, pochi originali. Quello che ha spopolato è stato “La capolista se ne va”, anche perchè è il più cantabile per melodia e testo. Lo ha intonato l’intero pubblico del Menti e, più volte, i giocatori e perfino Fabio Gallo, che, da consumato dj, ha tirato a cantarlo tutta la piazza. In testa alla hit parade dei cori anche “Inno biancorosso”, scritto cinquant’anni fa da Franco Barbieri da Thiene, meccanico e musicista. E poi, via via, i canti lanciati dalla Curva Sud durante le partite.
Le persone e le loro emozioni sono quelle che hanno colpito di più. Una euforia così collettiva e trasversale non si vedeva da decenni a Vicenza, un sacco di gente che rideva e si sbracciava, sguardi riconoscenti e spesso addirittura adoranti rivolti ai beniamini calcistici.
E si respirava anche un forte senso identitario, un riconoscersi con orgoglio cittadini di Vicenza tramite la propria squadra. Finalmente una vittoria, un motivo per risollevarsi dalle mille magagne di questa città che si spopola, che ha le vetrine vuote e un clima fra i peggiori in Italia, che è inquinata nelle acque e nell’aria, impoverita dalle crisi delle sue banche, assediata dai cantieri. Per qualche ora, per qualche giorno, tutto dimenticato, rimosso, stop alle lagne per tutto e su tutto.
Indimenticabili le emozioni dei giocatori biancorossi, dell’allenatore, dei direttori, dello staff, dei soci e del presidente. Tutti hanno debordato, non si sono trattenuti, hanno sbroccato come dei tifosi. Il gruppo è stato la forza di questo campionato e si è capito in quest’occasione che il gruppo non è solo quello dello spogliatoio ma è molto più largo, si innerva nelle scrivanie, nei magazzini, nel centro sportivo. Non solo, insomma, i 25 che sono andati in campo ma tutti, proprio tutti quelli che, con il loro lavoro, hanno contribuito a centrare il risultato.
Fra qualche mese, a bocce ferme, si potrà valutare meglio questa festa e ci si dovrà fare qualche domanda. Non se è stata bella, perchè questo lo si è capito subito, ma se è stata esagerata o proporzionata al risultato, se è stata decorosa rispetto a quello che succede nel mondo, se è stata davvero di tutti o solo dei tifosi, se è stata un bell’episodio o se sarà un punto di ripartenza.
Intanto, però, godiamoci questo bel ricordo.
GIANNI POGGI

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