Si sono conclusi i Giochi olimpici invernali anche per la sezione paralimpica.
Tutto bene, anzi benissimo, per gli atleti italiani che hanno conquistato ben 7 ori, 7 argenti e 2 bronzi.
Sono stati battuti i record del passato, a dimostrazione che il movimento è forte, che lo sport per tutti è vivo e che sempre più giovani superano i limiti dell’handicap fisico o psicologico e si mettono in gioco. È anche la dimostrazione che la nostra società è più aperta e più attenta alla disabilità e al suo sostegno.
C’è però un piccolo particolare che sarebbe passato sotto silenzio se una giornalista de Il Domani non avesse fatto notare che le medaglie paralimpiche valgono meno:
100.000 euro contro 180.000 per l’oro, 55.000 contro 90.000 per l’argento, 35.000 contro 60.000 per il bronzo.
Mentre negli USA, in Canada e in Australia i valori delle medaglie sono gli stessi, come si nota per gli atleti paralimpici in Italia vi è un taglio del 40–45%.
Perché? Si fa tanto per garantire le stesse opportunità, si esaltano i sacrifici e la volontà di chi parte con uno svantaggio, e poi lo si paga meno? Se ne parlerà a lungo, si spera.
Intanto un’altra riflessione. Le Olimpiadi, nell’antichità, costituivano un momento di pace, una tregua da tutte le guerre. Com’è che Trump non l’ha rispettata e, insieme ad Israele, ha attaccato l’Iran proprio appena concluse le Olimpiadi? Gli atleti paralimpici valgono meno?