Il Torneo dei Quartieri di Montecchio Maggiore è cresciuto anno dopo anno, passando dalla difficoltà iniziale di trovare abbastanza giocatori alla necessità, oggi, di mettere un limite alle rose. A raccontarne l’evoluzione è Brian Voga, capitano non giocatore del Barrio San Paolo, uno dei protagonisti della manifestazione fin dalle prime edizioni.
All’inizio, ricorda Voga, mettere insieme le squadre non era affatto semplice, soprattutto per la presenza obbligatoria degli over 30. Oggi la situazione si è quasi capovolta: le richieste sono diventate così numerose che alcune squadre devono fermarsi attorno ai venti giocatori, mentre complessivamente il torneo ha superato quota 200 partecipanti.
Il Barrio San Paolo ha poi una caratteristica particolare: è probabilmente la formazione più eterogenea del torneo. Per Voga questo rappresenta soprattutto un valore aggiunto. Ragazzi provenienti da culture diverse si ritrovano nella stessa squadra, si conoscono e condividono un’esperienza comune, senza differenze all’interno di un gruppo pienamente inserito nella comunità. Sul piano calcistico, semmai, la difficoltà è un’altra: molti giocatori del Barrio praticano calcio a livello amatoriale e non hanno l’affiatamento di altre formazioni composte da ragazzi che giocano insieme durante tutta la stagione.
Voga da qualche anno ha appeso le scarpe al chiodo nel Torneo dei Quartieri, anche se la voglia di tornare in campo ogni tanto riaffiora. Il calcio, del resto, rimane al centro della sua attività: nella nuova stagione lo attende una sfida importante alla guida della Juniores del Montecchio Calcio, un’occasione che cercava da tempo e che considera allo stesso tempo motivo di soddisfazione e grande responsabilità.
Nell’intervista si parla così anche del suo modo di intendere il ruolo dell’allenatore, soprattutto nel settore giovanile. Ogni fascia d’età richiede competenze e approcci differenti e, con i più piccoli, il calcio deve innanzitutto rimanere un gioco. Nel Barrio, invece, Voga preferisce non definirsi nemmeno allenatore: il suo compito è soprattutto gestire il gruppo e cercare di far giocare tutti, perché il vero spirito della manifestazione emerge quando, terminata la partita, le squadre si ritrovano insieme davanti a una birra.
Spazio anche al calcio giocato e al successo del Duomo, che secondo Voga ha meritato la vittoria finale, potendo contare anche su giocatori capaci di decidere una partita con una singola giocata. E guardando al futuro, il capitano del Barrio ritiene ormai consolidata gran parte del regolamento. Una possibile evoluzione potrebbe essere il passaggio dal nove contro nove al calcio a undici, ma soltanto se tutti i quartieri riuscissero a mettere insieme rose sufficientemente numerose.
Alla fine, però, per descrivere il Torneo dei Quartieri Voga torna al concetto che conta più di qualsiasi formula o risultato: il senso di comunità. È l’occasione per ritrovare persone che magari durante l’anno si vedono poco, rappresentare il proprio quartiere e alimentare quel pizzico di campanilismo che, una volta finita la partita, lascia spazio a qualcosa di più grande: sentirsi tutti parte della stessa Montecchio.